Legge Biotestamento approvata

Biotestamento: la critica alla legge non è confessionale.

In primissima battuta, leggendo il testo della nuova legge sul Biotestamento, approvata a fine legislatura dal Parlamento dopo diversi mesi di discussione, si può notare che i punti su cui divergevano alcune forze politiche che poi l’hanno votata sono complessivamente rimasti inalterati e quindi -chiaramente in primissima battuta- si può dire che le discussioni erano superflue. Infatti quanto si presentava da più parti come testo su norme per il consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento ha avuto l’approvazione delle forze politiche che evidenziano il loro sostanziale profilo culturale imperniato sul ‘dirittismo’ piuttosto che sul Diritto, sul ‘volemose bene’ piuttosto che sul ‘vogliamo bene’. Quel ‘vogliamo bene’ che deriva direttamente, a nostro avviso, da una chiara e inequivocabile visione dell’uomo, portatore di diritti in quanto ‘persona’, ‘vogliamo bene’ che prefigura e connota di sé ogni agire politico. La terminalità di una persona, in condizione di estrema fragilità per una malattia che la sta portando alla morte, è momento da non affidare ad una volontà prometeica di trasformazione dell’estremo momento non trasformabile dell’esistenza umana, la morte. Semmai, con grande determinazione, da utilizzare come momento per chiedere alla scienza delle ‘magnifiche sorti e progressive’ di mostrare la sua ‘quasi onnipotenza’ svestita di ogni tecnicismo, di essere ‘totalmente’ umana mostrando il fulcro vero della sua conoscenza, la sua coscienza. Riteniamo che ciò faccia l’operatore sanitario alleandosi al paziente e alla sua famiglia in quei momenti di angoscia e paura, riteniamo che ciò -senza il bisogno di una legge- faccia colui che secondo scienza e coscienza ha a che fare con parole come ‘cura’. E lo fa già -si badi- perché sente di doverlo fare, ‘sentire’ che è per lui un ingrediente del suo sapere più che dei suoi sentimenti. Allora è proprio un limite pretestuoso e anche una vera e propria invadenza entrare nel suo spazio e ‘rubargli’ la decisione che è ‘atto finale’ di un processo che non è iniziato in quel momento ma quando con la sua scienza ha visto il grosso problema di una malattia, di una trasformazione tremenda che da quel momento sarà per lui compagna di angoscia. Le sue azioni -non fatte a cuor leggero- da quel momento hanno puntato ad una ‘reditio ad integrum’, hanno puntato a superarlo, cioè non hanno mai giocato a ribasso. Chi ha a che fare con le persone sa che non bisogna mai farlo. Perché con tanta disinvoltura e sbandierando fantastici accordi la politica si toglie gli occhiali amando tutto ad un tratto la miopia? Nel processo di cura non possono intervenire logiche esterne a quella che connota il rapporto medico-paziente secondo la quale da sempre il medico si pone in ascolto del paziente e decide con lui. Perché dividere questa straordinaria realtà? Straordinario pure il fatto che proprio la World Medical Association qualche giorno prima avesse dichiarato durante la 53esima assemblea internazionale che “un medico non può dare la morte a un paziente anche se gli è espressamente chiesto dallo stesso e la legge lo consenta”. Questa frase di sapore ippocratico ben definisce la natura del sapere medico e non è superabile da decisioni/disposizioni a meno che non si voglia trasformare questo sapere in un mero fare tecnico. Anche se è giunta ben definita la posizione della Conferenza Episcopale Italiana e di diversi Ospedali e Fondazioni di Cura, nonché dell’Associazione Italiana Medici Cattolici, che in diverso modo ha richiamato il ‘dovere per natura’ del medico, si vuole rassicurare chi penserebbe che la posizione ha carattere confessionale ricordando che il principio non è immediatamente un precetto dei cattolici, ma è un principio etico basilare che ricorda che l’etica non è ‘optional’ in medicina e in genere, anche se dimenticato, non è opzionale in nessuna delle opere umane. La preoccupazione per lo ‘sfondamento’ di questo fondamento dovrebbe preoccupare proprio tutti. Ogni crescita umana è pure sviluppo solo se il valore di ogni scelta parta dalla vita come valore.

Rocco Gentile
Direttore Centro di Bioetica Lucano

(pubblicato su La Nuova del Sud in data 28 dicembre 2017)

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